google non risolve niente. internet e tutto il resto non risolvono niente. solo perchè tutto qui si apre alla velocità della luce, solo perchè in un attimo appaiono cose, immagini, informazioni, tutto questo non significa niente. sto parlando del mondo là fuori. la verità è che quando le cose ti crollano addosso sei spacciato. internet o no. google o no. quando le cose decidono che è il momento di investirti, tu sei lì come sempre. e puoi anche averci pensato mille volte, non tanto a come evitare l'inevitabile scontro, ma almeno a come minimizzare le conseguenze. averci pensato prima non serve. aver calcolato la forza dell'impatto, la tua forza nel resistergli, aver tentato di calcolare quel che di te andrà perso, quel che di te scapperà spaventato, quel che di te non sarà più; niente serve. le cose ti colpiscono, ti schiaffeggiano, ti lasciano a terra, a fissare non il vuoto, ma l'evidenza, l'evidenza di come tutto questo fosse già prevedibile, eppure non evitabile, già aveva un inizio, uno svolgimento e una fine, in una parola, era progettato, era scritto, era nella sua stessa natura. tutto questo e molto altro, un fiume incomprensibile, scorre davanti agli occhi. sapevamo sarebbe successo, abbiamo aspettato, abbiamo calcolato, e ora eccoci qui, sbattuti in terra, l'onda è passata, i calcoli non hanno più alcun senso di fronte all'enormità di ciò che ci ha investito. quasi viene da ridere, ora che l'assurdo è passato di qui.
la forza. quello che ci fa grandi a dispetto di tutto ciò che può travolgerci e annientarci è quella voce che dice di continuare, di alzare la testa, ancora e ancora, aspettando un'altra onda, e sapendo quanto è dannatamente facile soccombere.
&%"£$&!"%$!£"&/!"(§°ç§§*°_:>£$!|)="^?=! che cazzo è? Voglio dire, la mia vita. Dov’è? Ma è questa? Sono io?
Tuesday, January 27
le Cose
Qui si parla di...:
fantasmi,
Fuoriditesta,
Stream of Consciousness
Friday, January 2
tortellini crudi a merenda
letteralmente.
non servono ulteriori spiegazioni.
avevo fame e non c'era nient'altro di carino in frigo.
per il resto tutto ok.
con tutto che di solito non mi piacciono i tortellini.
non servono ulteriori spiegazioni.
avevo fame e non c'era nient'altro di carino in frigo.
per il resto tutto ok.
con tutto che di solito non mi piacciono i tortellini.
Qui si parla di...:
Che fare quando piove,
DA LEGGERE,
Fuoriditesta
Saturday, December 27
Grazie, davvero
Eccoci.
La sera è gelida, almeno fuori dalla mia finestra. Un'altra simpatica sera gelata, e io adoro le sere gelate. L'altra notte ero a letto, dormivo, e dio solo sa quanto sia fantastico dormire quando hai davvero sonno, e quando tutto è in silenzio e quando non ci sono fantasmi dietro le spalle.
grazie, davvero
Ho aperto gli occhi, e c'era un chiarore leggero, ancora scuro, ancora silenzio, ancestrale, fantastico, e io sto a guardare il muro e non ho più sonno, gli occhi stanno aperti senza sforzo, il muro davanti a me è fatto di luce arancione e pieno di ombre. Poi mi alzo. Non è natale, penso. Non è più natale e io non me ne sono accorta. In un attimo capisco un sacco di cose. Un attimo di lucidità come solo nel dormiveglia può accadere. Sono libera. Ricordi, mi dice una vocetta che sembra arrivare da oltre il soffitto scuro, ricordi, c'era un tempo in cui nel bel mezzo del pranzo tu correvi fuori, nel prato innevato e ignaro di tutto e domandavi agli alberi alla neve e al cielo, e all'aria tranquilla se per loro tutto questo festeggiare significava qualcosa. Ricordi? Ora so che quel fuggire e ritrovarsi non era che un segno di appartenenza. Era un ritorno. Era bello, avere un giorno speciale. E' bello, ancora adesso. Ora ho capito. Non serve più scappar fuori. Perchè adesso anch'io sono un albero, un uccello, sono neve, e aria tranquilla d'inverno.
Questo mi passava davanti agli occhi l'altra notte.
Mi alzo in piedi, mi gira la testa. Le persiane sono aperte. Fuori, sotto il lampione arancione, senza che nessuno se ne curi, nevica fitto, e una bufera di fiocchi invade la via, e la casa di fronte, gli alberi e le ombre. Tutto è improvvisamente e meravigliosamente bianco. Apro la finestra e respiro l'aria fredda. Un'attimo fa dormivo e ora sto con la testa fuori dal davanzale, a volteggiare nella notte di neve, e a capire tante cose che un tempo sfuggivano.
grazie, davvero
Di nuovo. Ancora e ancora. Eppure me l'ero scritto addosso never again, con la punta del coltello, per ricordarmelo bene, di non stare mai più così male. E di non lasciare che il demone prendesse il sopravvento. Oggi però l'ho controllato. Oggi è stato un giorno di scoperte. In realtà è stato un giorno come gli altri, iniziato alle sei e trenta, mentre fuori tutto è avvolto da cristalli brillanti. Ricordo tanti inizi come questo. Vorrei poter dare a questa e a tutte le mattine che ci sono state prima di questa il senso che si meritano. Vorrei poter dire, con calma e tranquillità, respirando senza paura - ecco, è per questo - . Per questo ti sei alzata per questo hai corso, sudato, pianto, riso, domandato urlato, per questo hai amato alla follia ognuno di questi giorni azzurri, ora lo so, è stato per quel singolo istante in cui tutto questo puoi riassumere; verso cui tutto questo confluisce; dentro cui tutte le contraddizioni e i nodi e la rabbia si sciolgono.
Ho visto questo istante perfetto. Era lì, e mi sono accorta di averlo davanti perchè d'improvviso mi sono ritrovata indifferente. Quello per cui prima avrei urlato, ora mi sfiora senza che io muova un muscolo. Ho visto l'istante perfetto negli occhi di ***, che non avevo mai visto così in pace. Come un guerriero finita la guerra. Tranquilli e consapevoli. Calmi ma con il fuoco della battaglia che là, nel fondo, ancora brucia. E vederselo davanti, e inspiegabilmente non poterlo far mio, non è stata esattamente una gran cosa.
ma grazie, davvero
Ho anche visto occhi diversi. Ho visto occhi che non meritavano nessun giorno e nessun istante, e non meritavano di esser guardati, e di certo non avevano nulla di perfetto. Ma tutto questo mi ha aiutato a capire.
Le cose dovevano essere diverse, a quest'ora. Scrivevo questo, qualche tempo fa. Lo penso ancora. Io sarei dovuta essere diversa. Dimenticare quel che era di me e cominciare di nuovo, e vedere se forse, per una volta, le cose potessero prendere la strada giusta e dimenticarsi dell'odio e dei giorni insensati.
Così non è stato. Ma noi umani diamo sempre un senso, alle cose. E' nella nostra natura. Di tutto ci facciamo una ragione. Non è da noi, lasciar le cose in sospeso.
Così ho chiuso.
Mi sono accorta di varie cose, in questi giorni indifferenti. Non è stato bello, vedere l'istante perfetto e allungare le braccia per afferrarlo. Non è stato bello, guardarlo andarsene negli occhi degli altri. Non basta scappare, non si può scappare, e io non sono qui, anche questo avevo detto, ed io non c'ero, quel giorno, sulla cresta, io ero altrove.
Questo non sentir niente ha un senso. Questo non voler niente è un sentimento nuovo, e i sentimenti nuovi sono sempre i benvenuti. Senza di lui sarei stata qui, a chiedere all'orizzonte che fare, che fare adesso? Nell'istante perfetto, in cui tutto torna ancora e ancora, all'infinito, tutte le mattine e tutti gli allenamenti acquistano un senso e uno scopo, sarei davvero stata tranquilla?
Voglio pensare che sia meglio, essere ancora incompleta, voglio credere che sia una fortuna, anche se in realtà a tutte queste cazzate non ci credo affatto. Anche se tutto questo non è che un modo per riuscire a tendere ancora all'orizzonte, domattina, e chiedergli di vederlo ancora l'istante, e pregare di poterlo di nuovo inseguire, e un giorno non lontano stringerlo tra le braccia. Anche se queste parole non sono altro che lacrime
grazie, grazie
grazie, davvero
Qui si parla di...:
DA LEGGERE,
fantasmi,
Fuoriditesta,
neve,
ricordi vari,
ski,
Storie,
Stream of Consciousness
Saturday, December 6
Gli estintori sono scarichi (aiuto)
Cazzo azzo azzo....
lo sapevo.
Non sono riuscita a rendere vivibile questa giornata. Ahhhhhhhh ancora ancora e ancora. Non so che dire. Niente mi tocca. Niente. Di niente ho voglia. Nessuno mi manca. Niente desidero. Niente cerco.
Non so perchè, sarà che mi sembra di avere la febbre. Perchè non sono fuori ora? Oggi non ero qui. Non ero qui. Non so dov'ero. Non so dove sono, adesso. Bo. Non so niente.
Gli estintori sono scarichi
gli estintori sono scarichi
gli estintori sono scarichi
gli estintori sono scarichi
gli estintori sono scarichi
Il demone se la ride.
Il demone se la rideva mentre i c'erano i tipi con lo scafandro volevano squartarmi. Davvero. Poi c'era anche qualcuno in angolo che scuoteva la testa. L'uomo sta nell'ombra e dalla sua bocca risuonano parole: "sbagliato sbagliato - questo finale è tutto sbagliato
e adesso? e adesso cosa fai?
Lo sapevi
Tu sai tutto
Eppure ogni volta ti fai fregare"
Ora se la ridono anche gli uomini negli scafandri. Giocano con le provette. Aspettano un qualche oscuro segnale per iniziare a squartarmi, mentre me ne sto legata a questa barella azzurra. Delle cinghie mi legano i polsi. Sono di cuoio. Ma non sono forti. Non sono legate bene. Potrei liberarmi. Potrei scuotermi e strappare tutto e andarmene. Gli uomini con lo scafandro non muoverebbero un dito. Mi guarderebbero andar via. Custodirebbero il bisturi per il prossimo paziente. Magari uscirebbero dalla stanzetta e per farsi una partita a carte. Riporrebbero le tute e tornerebbero nelle loro case, come se nulla fosse successo.
l'uomo nell'angolo scuote la testa. Non vedo i suoi occhi. Porta occhiali strani. E' piccolo. Quasi non si vede, ma sa tutto.
Scuote la testa da un po'.
Muovo le mani. Mi dimeno leggermente. Le cinghie non sono strette. Sopra la mia testa, le luci al neon sono argentee come le nuvole che passano di fianco alla luna piena nelle notti fredde e silenziose. Dalla stanzetta non vedo cielo, o stelle.
Riesco a muovere i polsi. Potrei riuscire ad alzarmi. Un giorno, sarei riuscita. Mica un giorno lontano. Solo ieri avrei potuto strappare lacci e saltellare via.
Ieri, forse.
Mi sta mangiando
li sta mangiando
li sta divorando
li sta consumando
li sta consumando
gli estintori sono scarichi
L'uomo dell'ombra dice qualcosa. Tendo l'orecchio.
" Mai più, mai più
Tienilo a mente
Pensi di farcela, a tenerlo a mente?
Non è difficile "
Gli scienziati in tuta bianca mi guardano. Tutti assieme. Dieci occhi puntati addosso.
Non sento niente, è inutile che mi guardiate. L'uomo dell'ombra è sparito. Proprio adesso che volevo dirgli qualcosa. L'angolo è buio, lui non c'è.
Uno degli scienziati dice: "Ti rendi conto che tutto questo non ha senso? Devi capire che noi adesso non sappiamo come comportarci. Insomma, pensavamo che tu facessi qualcosa. Pensavamo che tu agissi, ti ribellassi. "
Quello di fianco aggiunge: " Questo non era previsto "
Giungono voci tutt'intorno.
" Non puoi fare così."
"Devi rispettare il nostro lavoro"
" Così ci rendi le cose difficili"
Parte una ventola, da qualche parte nella stanza. Dev'essere qualche dispositivo di raffreddamento, perchè l'aria comincia a divenire gelida.
"Lo so che puoi capire. Sappiamo che è una serata no, insomma capita a tutti. Ma qui è una questione di rispetto. Ne va del nostro lavoro."
Adesso vedo il mio respiro farsi nuvola di vapore nell'aria gelata. Di fianco a me c'è uno schermo, non l'avevo visto. Ci sono spiralie immagini vettoriali in sviluppo continuo, infinito. Ho visto qualcosa di simile nello screensaver del pc.
Lo scienziato più vicino lo guarda, poi si china su di me, come a dirmi un segreto, e continua:
" Lo sai che tutto questo non ha un senso? Sappiamo come ti senti. Lo vediamo lì " - e indica lo schermino - " Sappiamo che tutte queste tue parole sono un tentativo di dare un senso a quel mare in tempesta che senti muovere da qualche parte. "
" Tu vuoi che sia così "
" Tu vuoi che resti così "
" Qui è tutto creato da te "
" Anche noi - Siamo tue creazioni "
Buio. Un lampo. Una lucetta verde. Lampeggia, poi si accende, ma non illumina granchè. Gli scienziati sono turbati. Dev'essere saltata la luce. Nemmeno la ventola si sente più. Gli scienziati ora si guardano intorno, paiono spaventati. Non si curano di me.
Poi uno di loro mi guarda.
" Non c'è più "
" Ma è ancora viva? "
Io li guardo. Non mi interessa. Penso ad altro.
" Temo non ci sia più niente da fare "
" Hey? "
Uno scienziato mi conficca il bisturi nella spalla.
Ma questo lo vedo solo dopo. Dopo che ha detto: " Temo sia così. Il paziente non reagisce "
Alza lo sguardo e annuncia:
" Signori, qui abbiamo finito "
Se ne vanno dal mio lettino. Il bisturi è conficcato nel braccio. Non sento niente. Non voglio niente. Nemmeno lo tolgo. Gli scienziati si dileguano.
Lo schermo è nero. L'aria è tornata respirabile.
Nell'angolo c'è qualcuno.
E' l'uomo dell'ombra. Ora sorride.
Se la ride, dietro ai suoi occhiali, ma non smette di scuotere la testa.
lo sapevo.
Non sono riuscita a rendere vivibile questa giornata. Ahhhhhhhh ancora ancora e ancora. Non so che dire. Niente mi tocca. Niente. Di niente ho voglia. Nessuno mi manca. Niente desidero. Niente cerco.
Non so perchè, sarà che mi sembra di avere la febbre. Perchè non sono fuori ora? Oggi non ero qui. Non ero qui. Non so dov'ero. Non so dove sono, adesso. Bo. Non so niente.
Gli estintori sono scarichi
gli estintori sono scarichi
gli estintori sono scarichi
gli estintori sono scarichi
gli estintori sono scarichi
Il demone se la ride.
Il demone se la rideva mentre i c'erano i tipi con lo scafandro volevano squartarmi. Davvero. Poi c'era anche qualcuno in angolo che scuoteva la testa. L'uomo sta nell'ombra e dalla sua bocca risuonano parole: "sbagliato sbagliato - questo finale è tutto sbagliato
e adesso? e adesso cosa fai?
Lo sapevi
Tu sai tutto
Eppure ogni volta ti fai fregare"
Ora se la ridono anche gli uomini negli scafandri. Giocano con le provette. Aspettano un qualche oscuro segnale per iniziare a squartarmi, mentre me ne sto legata a questa barella azzurra. Delle cinghie mi legano i polsi. Sono di cuoio. Ma non sono forti. Non sono legate bene. Potrei liberarmi. Potrei scuotermi e strappare tutto e andarmene. Gli uomini con lo scafandro non muoverebbero un dito. Mi guarderebbero andar via. Custodirebbero il bisturi per il prossimo paziente. Magari uscirebbero dalla stanzetta e per farsi una partita a carte. Riporrebbero le tute e tornerebbero nelle loro case, come se nulla fosse successo.
l'uomo nell'angolo scuote la testa. Non vedo i suoi occhi. Porta occhiali strani. E' piccolo. Quasi non si vede, ma sa tutto.
Scuote la testa da un po'.
Muovo le mani. Mi dimeno leggermente. Le cinghie non sono strette. Sopra la mia testa, le luci al neon sono argentee come le nuvole che passano di fianco alla luna piena nelle notti fredde e silenziose. Dalla stanzetta non vedo cielo, o stelle.
Riesco a muovere i polsi. Potrei riuscire ad alzarmi. Un giorno, sarei riuscita. Mica un giorno lontano. Solo ieri avrei potuto strappare lacci e saltellare via.
Ieri, forse.
Mi sta mangiando
li sta mangiando
li sta divorando
li sta consumando
li sta consumando
gli estintori sono scarichi
L'uomo dell'ombra dice qualcosa. Tendo l'orecchio.
" Mai più, mai più
Tienilo a mente
Pensi di farcela, a tenerlo a mente?
Non è difficile "
Gli scienziati in tuta bianca mi guardano. Tutti assieme. Dieci occhi puntati addosso.
Non sento niente, è inutile che mi guardiate. L'uomo dell'ombra è sparito. Proprio adesso che volevo dirgli qualcosa. L'angolo è buio, lui non c'è.
Uno degli scienziati dice: "Ti rendi conto che tutto questo non ha senso? Devi capire che noi adesso non sappiamo come comportarci. Insomma, pensavamo che tu facessi qualcosa. Pensavamo che tu agissi, ti ribellassi. "
Quello di fianco aggiunge: " Questo non era previsto "
Giungono voci tutt'intorno.
" Non puoi fare così."
"Devi rispettare il nostro lavoro"
" Così ci rendi le cose difficili"
Parte una ventola, da qualche parte nella stanza. Dev'essere qualche dispositivo di raffreddamento, perchè l'aria comincia a divenire gelida.
"Lo so che puoi capire. Sappiamo che è una serata no, insomma capita a tutti. Ma qui è una questione di rispetto. Ne va del nostro lavoro."
Adesso vedo il mio respiro farsi nuvola di vapore nell'aria gelata. Di fianco a me c'è uno schermo, non l'avevo visto. Ci sono spiralie immagini vettoriali in sviluppo continuo, infinito. Ho visto qualcosa di simile nello screensaver del pc.
Lo scienziato più vicino lo guarda, poi si china su di me, come a dirmi un segreto, e continua:
" Lo sai che tutto questo non ha un senso? Sappiamo come ti senti. Lo vediamo lì " - e indica lo schermino - " Sappiamo che tutte queste tue parole sono un tentativo di dare un senso a quel mare in tempesta che senti muovere da qualche parte. "
" Tu vuoi che sia così "
" Tu vuoi che resti così "
" Qui è tutto creato da te "
" Anche noi - Siamo tue creazioni "
Buio. Un lampo. Una lucetta verde. Lampeggia, poi si accende, ma non illumina granchè. Gli scienziati sono turbati. Dev'essere saltata la luce. Nemmeno la ventola si sente più. Gli scienziati ora si guardano intorno, paiono spaventati. Non si curano di me.
Poi uno di loro mi guarda.
" Non c'è più "
" Ma è ancora viva? "
Io li guardo. Non mi interessa. Penso ad altro.
" Temo non ci sia più niente da fare "
" Hey? "
Uno scienziato mi conficca il bisturi nella spalla.
Ma questo lo vedo solo dopo. Dopo che ha detto: " Temo sia così. Il paziente non reagisce "
Alza lo sguardo e annuncia:
" Signori, qui abbiamo finito "
Se ne vanno dal mio lettino. Il bisturi è conficcato nel braccio. Non sento niente. Non voglio niente. Nemmeno lo tolgo. Gli scienziati si dileguano.
Lo schermo è nero. L'aria è tornata respirabile.
Nell'angolo c'è qualcuno.
E' l'uomo dell'ombra. Ora sorride.
Se la ride, dietro ai suoi occhiali, ma non smette di scuotere la testa.
Qui si parla di...:
DA LEGGERE,
Fuoriditesta,
Storie,
Stream of Consciousness
Wednesday, December 3
senza parole
C'era questo scoiattolino che correva sulle fronde innevate, altissimo, e si lanciava da un pino all'altro, e sembrava davvero divertirsi.
Per questo. Solo per questo.
Tutto ha un senso.
Tutto è come deve essere.
Adesso dall'altra stanza arriva la voce gracchiante della tv. Le loro voci sono lontane. Le loro voci mi fanno sorridere, tanto sono insensate e ridicole. E parlano, ancora. Si sovrappongono. I rumori mi suggeriscono che il tempo è ancora in movimento. Il tempo non si ferma. Eppure quella cosa dell'assoluto...lui era divenire immobile. Nel senso di senza tempo. Bo.
No, adesso il tempo avanza. Lo sento. Per cui non c'è motivo per sentirsi immobili e sospesi a mezz'aria come cristalli di neve impalpabile. Eppure è così. Credo di aver finalmente capito cosa voleva dire questa cosa dello spirito assoluto che è fuori dal tempo. Chiamatelo come volete.
Ma certo. A guardare i pini incrostati di neve, lucenti di sole, bianchissimi, ho pensato che la loro bellezza è qualcosa di indipendente da tutto. Ed è solo un caso che ora si manifesti in un pino innevato che tra vent'anni cadrà sotto il peso di tanti inverni, e in una distesa perfetta di perfetti cristalli di neve, che però in pochi mesi tornerà ad essere acqua. E' solo una caso, che queste ed altre meraviglie si manifestino nel tempo. Possono darsi o no. Noi possiamo essere lì al momento giusto per vederle, o no. Tra l'altro a loro non importa nulla se ci siamo o meno. Non è che ci aspettano o roba simile. Chissà quanti meravigliosi tramonti avranno illuminato dell'ultima luce arancione la terra preistorica, e intanto tutti quei simpatici australopitechi continuavano a dondolarsi sugli alberi a testa in giù urlando versi strani, incuranti del tramonto e della forma delle nuvole e di altre fantastiche cose di cui è disseminato il pianeta e che da sole basterebbero a farci felici per un milione di anni.
L'ho capito, hey! Spero che qualcuno mi senta. Heeeeey! Credo di aver capito. Questo mi innalza almeno un po' dalla mia effimera condizione materiale? Heey?
Nessuno
risponde.
Fa niente. Non serve nessuna risposta. Ho capito, almeno un pochino.
Tuesday, December 2
nuovo video!
esilarante video direttamente da dubai, dove verrà illustrata da me in stile documentario la nostra fantastica toyota camry (la più cessa di tutta l'impero persiano...). Non si capisce molto della mia super descrizione perchè c'è un vento assurdo che disturba un po'....
Location: Jumeirah Beach, Dubai, United Arab Emirates
Year: 2006
Location: Jumeirah Beach, Dubai, United Arab Emirates
Year: 2006
Qui si parla di...:
dubai,
Fuoriditesta,
Istruzioni,
viaggi,
video
Monday, December 1
Questa volta ci siamo
Bene. Molto bene. La stagione è qui. Visto? Alla fine sono riuscita a scappare. Non era difficile, e adesso sono di nuovo qui, fuori nevica e tutto sembra di nuovo reale.
Così ora è finalmente tutto ok e non voglio aggiungere altro. Qualche assaggio della nuova neve lo trovate in questo album
--> http://www.facebook.com/album.php?aid=2010609&l=1ac69&id=1390812183
Così ora è finalmente tutto ok e non voglio aggiungere altro. Qualche assaggio della nuova neve lo trovate in questo album
--> http://www.facebook.com/album.php?aid=2010609&l=1ac69&id=1390812183
Qui si parla di...:
foto,
Galleria foto,
Istruzioni,
neve
Sunday, November 23
Io non sono qui
.jpg)
oh sì. Adesso parliamo di diserzioni. Parliamo cazzo. Voglio sapere, e voglio ricordarmi per poi dimenticare, le volte in cui mi sono arresa. È strano parlarne adesso. Anzi forse è logico parlarne adesso. Questa di oggi è stata una delle volte. Oggi sono stata a sciare, anche se solo dirlo mi sembra una cazzata. Infatti è così, non ho sciato in realtà. Sono scivolata verso valle senza che nulla di tutto quello a cui di solito pensavo sciando mi toccasse. Sono scesa a valle come fanno i sassi gettati in un dirupo. Sbattendo ovunque, senza controllo, senza coscienza, senza storia. Questo non è sciare. Questo non è un cazzo. Forse è per questo che adesso che il sole è calato e io sono di nuovo a casa, davanti alla tastiera, inquieta e antipatica come non mai, mi sento di merda. Quando succede, devo sempre indagare il motivo per cui mi sento così. Ho un odio, un qualcosa che fa male un qualcosa di non detto un qualcosa di irrisolto. Eppure non è un odio mirato, diretto, percepibile. Io non sento niente.
Sono su un tavolo operatorio. Gente in scafandri bianchi sta per squartarmi. Stanno per squartarmi per studiare il perchè di tutto questo. Hanno in mano bisturi lucenti e la stanza è piena di provette se mai dovessero trovare il virus. Sono anestetizzata, non sento niente, provo mille sentimenti ma nessuno mi interessa. Cazzo, adesso questi tipi in tuta bianca mi ammazzano.
Non so, oggi è così. Me ne sto qui a cercare di capire cazzo. E in tutto ciò riesce sempre a divertirmi il modo in cui il mio cervello va in pappa quando tutto sembrava filare liscio. Mi sorprende sempre, il demone, arriva all’improvviso dopo mesi di letargo e mi spinge giù dal filo su cui finalmente avevo trovato un equilibrio. È veramente un genio. Non riesco mai a fermarlo prima che venga a far danni.
Perchè io sono altrove. Questa sera è così inquieta e tutto trema ed è strano perchè oggi è stata una giornata insensata. Perchè oggi io ero una persona insensata. Oggi ero un sasso che rotolava a valle senza sentire dolore, senza sentire paura, senza provare desideri, senza volere nulla. Tutto mi attraversa, niente resta a confortarmi e dire hey, sei qui, sei viva. Alzati e corri via, lo sai che puoi. Invece ero sulla terrazza in cima, quella di quest'estate, in un sole splendente, la mia cima e la mia terrazza e la mia valle che avevo visto mille volte in mille fredde mattine di agosto, nel silenzio totale. Ma adesso brulica di persone che fanno casino. Brulica di cose che non vorrei vedere.
Io non sono qui. Dietro di me, l’ho visto prima con la coda dell’occhio, c’è uno che se ne sta tranquillo, al sole; l’avevo visto la stagione scorsa in pora; mi ricordo la sua faccia; lui era di quelli che sono passati; lui era uno dei fortunati vincitori. Ne ho visto altri. Ne ho visto tanti. Sorridono e ridono e se la spassano e si divertono e sono tranquilli e pensano di essere nel giusto.
La realtà ha un significato diverso per loro, credo. Questo giorno ha un significato diverso per loro, giusto? Questo è un inizio, per loro.
Sento che quel tipo è lì dietro.
Non provo niente.
Non sento niente.
Sono un automa in cima a una montagna.
Io non sono qui. Non voglio più vedere queste facce. Non voglio più sentir parlare. Non voglio niente.
La valle è nitida, l’orizzonte si perde in una lontanissima foschia.
Sono io sulla mia cresta, ma stavolta correr via non risolve nulla.
Dei corvi volteggiano in cielo, e aspettano che tutti se ne vadano per scendere quaggiù a divorare le briciole di tutto questo.
Ma questa è la mia cresta, forse posso ancora correr via.
Magari non oggi. Domani, se verrà ancora più neve, potrò scivolare via anch'io, come le slavine in primavera.
Forse, ancora una volta, possiamo scappare.
Qui si parla di...:
DA LEGGERE,
fantasmi,
Fuoriditesta,
neve,
ski,
Storie
Monday, November 10
Ritornare è l'essere di ciò che diviene

C'era un tempo in cui si andava a letto alle nove. C'era un tempo in cui si mangiavano le merendine. C'era un tempo in cui avevo paura a scendere. Avevo paura su là in partenza e faceva freddo e avevi quel nodo allo stomaco. E può sembrare davvero un tempo lontano. Ma io non mi sbaglio, lo ricordo bene; e ricordo quanto fosse normale andare a letto alle nove. Niente tv in camera per me. Era carino, a pensarci.
Tutto questo è stato carino. Tante cose sono carine ora.
Non c'era nessun altro modo.
Non c'erano altre vite possibili.
Tutto qua.
Qui si parla di...:
DA LEGGERE,
fantasmi,
foto,
ricordi vari,
ski,
Storie
Sunday, November 9
Lezione n.1: forse non è tutto qua
Ma è un tesoro!
Questa è la sera delle cose senza senso. Fuori una nebbia strana avvolge il lampione. Sto masticando troppo rabbiosamente una golia bianca; ecco, è già finita. Giù qualcuno arriva in macchina, scende ed entra in un cancello. So chi è. E' il figliolo che torna a casa. Uno dei tanti personaggi di questa storia. Poi c'è la tipa che urla, la tipa dal volto cattivo e dal motorino assassino che torna dalla lidl carica di sacchetti; le mamme in congedo che escono alle quattro di pomeriggio in tuta da ginnastica spingendo in contemporanea i propri passeggini e parlando di cibi sani vestitini omogeneizzati e delle prime parole del pargolo; marciano affiancate, a grandi passi, cinguettando e ridendo; si guardano intorno in cerca di potenziali pericoli; quando passi loro a fianco ti fissano con gli occhi carichi di un'odio primitivo, ancestrale, fatto dell'innata paura che qualcosa qualunque cosa possa succedere all'esserino che stanno portando in giro, e sono sicura che in quel momento le loro mani si stringono ancor più alle maniglie del passeggino. Un attimo strano, silenzio, i bimbi con la loro testolina innocente e ancora calva si sporgono a vedere che succede.
Passo oltre. Le mamme in posizione da esercito stanno compatte e avanzano a grandi falcate.
I bambini non hanno colpa di tutto questo.
Chi poteva immaginarlo.
Eppure,
a volte...
I bambini sono troppo coperti, signora. Signora? Il suo piccino è un fagotto, temo che così non riesca a respirare. Signora?
Signora?
Questa è la sera delle cose senza senso. Fuori una nebbia strana avvolge il lampione. Sto masticando troppo rabbiosamente una golia bianca; ecco, è già finita. Giù qualcuno arriva in macchina, scende ed entra in un cancello. So chi è. E' il figliolo che torna a casa. Uno dei tanti personaggi di questa storia. Poi c'è la tipa che urla, la tipa dal volto cattivo e dal motorino assassino che torna dalla lidl carica di sacchetti; le mamme in congedo che escono alle quattro di pomeriggio in tuta da ginnastica spingendo in contemporanea i propri passeggini e parlando di cibi sani vestitini omogeneizzati e delle prime parole del pargolo; marciano affiancate, a grandi passi, cinguettando e ridendo; si guardano intorno in cerca di potenziali pericoli; quando passi loro a fianco ti fissano con gli occhi carichi di un'odio primitivo, ancestrale, fatto dell'innata paura che qualcosa qualunque cosa possa succedere all'esserino che stanno portando in giro, e sono sicura che in quel momento le loro mani si stringono ancor più alle maniglie del passeggino. Un attimo strano, silenzio, i bimbi con la loro testolina innocente e ancora calva si sporgono a vedere che succede.
Passo oltre. Le mamme in posizione da esercito stanno compatte e avanzano a grandi falcate.
I bambini non hanno colpa di tutto questo.
Chi poteva immaginarlo.
Eppure,
a volte...
I bambini sono troppo coperti, signora. Signora? Il suo piccino è un fagotto, temo che così non riesca a respirare. Signora?
Signora?
Qui si parla di...:
DA LEGGERE,
Fuoriditesta,
Istruzioni,
Storie
Subscribe to:
Posts (Atom)
TAGS
Fuoriditesta
(48)
Stream of Consciousness
(45)
Istruzioni
(36)
fantasmi
(36)
ricordi vari
(36)
DA LEGGERE
(34)
Storie
(31)
rabbia
(25)
hope
(24)
cose metafisiche
(21)
cose tristi
(17)
foto
(14)
neve
(14)
montagna
(13)
Ricordi di scuola
(12)
viaggi
(8)
esami
(7)
salutation of the dawn
(7)
ski
(7)
albani
(6)
inverno
(6)
poesia strana
(4)
roby
(3)
dubai
(2)