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Saturday, October 17

13 ottobre



Non ti rendi conto
Le tue parole nella notte
Sono di troppo
Ogni cosa è di troppo
Il tuo sguardo, occhi, sorrisi
Ti avvicini ma chi può sapere in che cosa questa sera è tanto diversa da quell'altra
Chi mai può indovinare
Da che momento in poi l'una può trasformarsi nell'altra
Confondersi
E dove c'è confusione c'è spazio perché le cose accadano
In un arco di tempo come questo
Poche ore in una sera
Può succedere di tutto
È in effetti successo di tutto
E nessuno sembra saperne niente
Anche noi
Ce ne siamo dimenticati
Ma a volte da certi sguardi pare di no
E la confusione sembra sul punto di ritornare
Per un po' prego che torni a inghiottirci
Quando poi non accade nulla
Sto peggio di prima



Thursday, March 6

asciugamano




KK ricorda perfettamente di aver visualizzato, sull'asciugamano davanti a sé mentre se ne stava beata sotto la doccia, la sua vita futura.
Tutto questo accadeva anni fa, cinque almeno.
Quel giorno, con una chiarezza e soprattutto con una fiducia che mai si sarebbero ripetute, KK aveva creduto fermamente di avercela fatta. Dopo la visione sull'asciugamano, bianco come la neve che aveva appena lasciato, KK stette un tempo indeterminato sotto l'acqua calda a sciogliere la tensione di quei giorni, felice, in attesa. Finalmente tranquilla e consapevole KK se ne stava a rimirare quello che aveva fatto.
Oh, ma ancora non era finita.
Quel pomeriggio sotto la doccia, per l'ultima volta KK credette in se stessa. Tempo dopo, spese mesi e anni a chiedersi quanto diversa sarebbe stata non tanto la sua vita, ma la sua stessa persona, qualora l'esito di quel maledetto pomeriggio fosse stato diverso. Se qualcuno avesse detto , se qualcun'altro avesse scritto ammessa sul foglio che avrebbero poi appeso fuori dall'hotel, dove dopo la doccia KK si recò incontrando tutte le facce paonazze della mattina, vestite civili, e dove KK dovette vedere la gioia degli altri senza poter far nulla e senza poter gioire lei stessa. Cosa sarebbe cambiato e quanto?
L'ultimo pomeriggio di vita della fiducia di KK se ne andò così, neanche il tempo di goderselo, e neanche il tempo di pensare a un piano B per salvarla, la fiducia, nel caso il piano A avesse fallito.
Invece niente. Fallì il piano A, e fallì il mondo faticosamente costruito da KK, e morì quel giorno poche ore dopo la visione sull'asciugamano anche la fiducia di KK nelle cose a venire, negli eventi, cioè in fin dei conti in se stessa.
Una parte di KK è rimasta sotto la doccia credendo di essere invincibile. Quell'anno, finito miseramente in quel pomeriggio di inizio primavera, fu il primo e l'ultimo in cui KK si sentì davvero forte, invincibile, capace di reggere la pressione e l'ansia, capace di gestire la prova, la paura, la sensazione di non essere all'altezza. Questi ultimi erano allora concetti sconosciuti, per KK.
Aveva costruito un mondo in cui niente era impossibile, in cui impegnandosi si arrivava al risultato, in cui l'ansia di non riuscire erano combattute con la concentrazione attenta e testarda. Aveva ripetuto tutti i gesti necessari e aveva fatto tutto giusto.
Perciò una parte di lei era rimasta sotto la doccia, per capire che cosa di tutta quella storia e di quel mondo fosse andato storto, cosa ci fosse stato di sbagliato e dove diavolo fosse, se in lei, negli altri o nelle cose stesse.
Una parte di KK, infinite docce più tardi, guardando l’asciugamano scorge ancora quella visione così chiara, nitida e semplice, e quel giorno in cui tutto si è perso le pare così vicino e insopportabile da esser nella sua testa rielaborato, ricostruito e riposizionato, diventa l’inizio di una discesa, lo spartiacque tra un prima e un dopo del tutto convenzionali, inventati, che daranno a KK la sensazione che la vita in fin dei conti sia fatta di tanti pezzettini uno diverso dall’altro, da posizionare a piacimento come fossero mattoncini di lego. Tutto questo e molto altro, mentre dall'asciugamano spariva la visione perduta per sempre, tutto questo e poco altro mentre la vita tanto desiderata fuggiva in un baleno, e la fiducia di KK nelle cose, negli altri e in sé, svaniva di botto, ridendosela alla grande, una fragorosa risata mentre KK rannicchiata nella vasca sparirebbe volentieri assieme all’acqua che se ne va.

Friday, February 14

valentino



Un'altra notte. La luna è alta e fredda. Come sarebbe bello stare tra le tue braccia senza dover pensare a nulla. Non è più possibile. La verità è un interessante tranello, è ancora una volta una voce estranea, che ride di me che non so decidermi. Scopro che la verità non conta nulla se non sai che fartene. Scopro che la verità in sè è solo fiato sprecato, se non le dai una funzione, se non la fai fruttare.
Nel mio caso le verità sono due, ora, e nessuna di loro mi serve. Le conosco a memoria ma se ne stanno cristallizzate senza dar luogo a conseguenze. Sono assiomi immobili. Molto divertente. So già che un giorno, alla fine della mia vita, ripenserò a quelle stupide verità e mi chiederò perché mai non abbia fatto una scelta drastica, non abbia per una volta confessato quel che ho da dire. Dovrei chiamarti e dirtelo in faccia. Chissà mai che non ci riesca.
Fare una prova non costa nulla. Ma anche questa è una verità che si comprende solo quel famoso giorno alla fine della vita, quando hai i piedi sull'orlo del baratro.
Non importa quanto lontano è quel giorno, quel giorno esiste perché verrà.
E allora cosa aspetti, KK? Davvero hai paura dello sguardo degli altri, dello sguardo presente, delle figure di merda possibili e per altro non scontate, è questo che temi? Sarà interessante argomento di discussione con i tuoi compagni di tomba, quante scelte non avrete fatto per paura di far figure di merda! E nonostante ciò, tutti i coglioni che ora camminano sulla ghiaietta del cimitero si ostinano a non scegliere, proprio come facesti tu. Non vedono l'assurdità della situazione, non vedono come l'oggi e il domani, davanti alla notte infinita, smettono di avere l'importanza ansiosa con cui li viviamo e li perdiamo.
E tu, non vedi quanto sia ridicola e tragica la tua posizione? La tua indecisione può durare in eterno, ma davvero non ne vale la pena. Magari domani finisce tutto, e tu davvero non vuoi dire a qualcuno che l’hai amato?


Monday, December 9

kairós




L'insensato flusso del tempo si carica di significato solo quando lo si limita e circoscrive. Allora il tempo non è più chronos, tempo che scorre come un fiume davanti agli occhi, acqua sempre diversa ma sempre uguale.
È bastato un giorno, degli sguardi e delle parole e dei gesti, perché il tempo lineare diventasse kairós
. Tu sei kairós, occasione, occhi chiari nella notte a dirmi che sì, lo vuoi anche tu. Ma perché, a queste parole, mi sono sentita persa? 
Non era quello che volevi, KK? Eppure qualcosa mi ha fermato, proprio io.
Quello che accadrà non uscirà da queste mura. Quello che è accaduto non lo saprà nessuno.
KK, hai creato un 
kairós potentissimo.
Ora il tempo può davvero diventare relativo. I secondi si ammucchiano, e i minuti, e le ore, come quelle lunghissime dell'altra notte; ora non più. Minuti e ore e giorni hanno un senso. Parlarti liberamente e ridere sono stati come una rivelazione. Sono stati meglio di qualunque altra cosa capitata ultimamente. Sorrido e sono felice nonostante la confusione. Forse l'altra sera avrei dovuto mettere il cervello fuori dalla porta come dicevi tu, e a quest'ora avremmo un segreto in più da custodire. 

Invece no. Ho scoperto una cosa nuova e cioè che il mio cervello è davvero difficile da spegnere. 
Soffro perché ti vorrei tutto per me. Soffro perché non so se sia lo stesso per te, ma credo di no, almeno non adesso. Però ho capito quel che mi hai detto. È un momento così, di scoperte. Forse dovrei prenderlo anch'io così, cogliere l'attimo e non pensare a nient'altro. Forse un giorno tra tutte le scoperte ci ritroveremo a guardarci e a sorridere come l'altra sera e non ci sarà bisogno di cercare altrove quello che abbiamo qui, improvvisamente così chiaro davanti agli occhi.
La notte è lunga ma non piove più. Tante notti e tanti giorni ancora attendono di farsi 
kairós, fonte di scoperte, di vita e di senso. Stanno aspettando noi, a chiamarle per nome e farle uscire dalla monotonia del tempo sempre uguale. KK è in attesa. Sente la tranquillità più vicina e vorrebbe urlarlo al mondo. Sta invece in silenzio. KK è piena di fiducia. La calma e il pensiero senza legami portano alla verità.
Kairós, occhi azzurri nella notte, prometto che la prossima volta la mia mente sarà libera.

Saturday, November 30

neanche oggi

Non mi è spiaciuto neanche oggi, provare quell'angoscia di perdere qualcuno, di non vederlo più. Non la provavo da tempo. Mi accorgo che anche lei, cercavo nell'ombra. Non mi è spiaciuto, farmi asciugare le lacrime. È stata la cosa più dolce della giornata e avrei solo voluto scoppiare a piangere tra le sue braccia, finalmente libera. 
Tu eri semplicemente assente. Tu non mi offrivi in fin dei conti alcun aiuto. Lui era dolce, lui è stato dolce. Io ero debole e lui non mi ha attaccato. Io ero debole e lo sono ancora. 
Non capisco cosa mi succede. Le lacrime che prima trattenevo cadono ora in gocce copiose da occhi stanchi. Sono tremendamente stanca, di tutto. Vorrei piangere a dirotto fra le sue braccia, e sarebbe anche un pianto di felicità. Tu sei di nuovo distante, lontanissimo da me. 
Oggi questa sensazione ha dominato tutto il giorno. La mattina era ancora sopportabile, le distrazioni erano tante. 
Arrivata a sera era diventata pesantissima. 
Qualcosa è scattato nella mia testa e ho capito che non avevo più voglia di sentirmi così. 
Trattata così. 
Allora c'è stato un crollo. 
La misura è piena. 
Immaginate un fiume che rompe gli argini, proprio dentro di voi. Ma di nuovo, per quanto avessi voluto scappar via, sono rimasta lì con te senza far trasparire nulla. 
Poi è venuto il temporale. Poi non ci ho visto più. Tu, sorpreso, sei diventato improvvisamente comprensivo. Ma era davvero troppo tardi. Ero stata lì per te fino ad allora ma te n'eri disinteressato.

Ora piove e io sto per piangere, non riesco a parlare e con gli occhi a terra penso solo che vorrei sparire. Tu appari premuroso, ma io non ti guardo. Lui mi sfiora le guance e mi sorride, e questo mi è bastato. È stata l'unica cosa capace di salvare la mia giornata. 

Poco più tardi, tornando a casa in bici sotto una pioggia torrenziale, sento l'acqua battere sulla schiena e scivolare giù, sento le gocce una ad una diventare un fiume indistinto che entra da tutte le parti e lava via ogni cosa; e sento chiaramente qualcosa di me andarsene assieme all'acqua sull'asfalto nero, assieme a sassolini e rametti e detriti e foglie.
È quasi buio e le macchine sono fari rossi tremolanti che mi passano a fianco alzando ondate d'acqua, e mi chiedo fino a quando mi vedranno, mi chiedo fino a quando riuscirò a schivarle, la strada è in salita, la strada è un fiume in piena grigioblù, io sono una figura indistinta e completamente fradicia, e anche abbastanza ubriaca, che si sforza di andare dritto senza pensare a nient’altro.
I suoi occhi azzurri volteggiano davanti a me. Qualcosa di lui mi si è stampato dentro senza che nemmeno me ne accorgessi. Sono una tavoletta di cera su cui qualcun altro ha impresso un segno, su cui milioni di segni possono essere tracciati senza che io davvero ne sappia nulla. Mentre l’acqua si fa strada sotto la maglia e i pantaloncini e scivola lungo le gambe, e in un attimo inzuppa le calze e le scarpe, mi rendo conto che qualcosa è cambiato. 
Sono completamente fuori ma non sono più la stessa. 
La strada maledetta è finita. La salita non era così lunga, dopotutto; la strada spiana, aria fresca e altra acqua ora in discesa, tombini, pozzanghere, la bici non frena, curve, i lampioni già accesi, le macchine, fari, finalmente la strada di casa. Davanti al cancello ci metto una vita a tirar fuori le chiavi e a impugnarle, le mani sono gelate, eppure tenere il manubrio era così naturale, ma ora le chiavi proprio non riesco a prenderle in mano e dividerle e trovare quella giusta. Apro e sono dentro. È tutto finito, o forse no. La sensazione di stasera mi perseguita e lo farà per molti giorni. Piove. La notte sta arrivando e sento che lui mi manca già.

Friday, August 23

Non mi è dispiaciuto

Non mi è dispiaciuto, quando mi ha toccato il braccio. Non mi è dispiaciuto, il suo sorriso che pure suonava così strano. Non mi è spiaciuto, sentirmi sfiorata da altre mani e altre parole. La verità è che cerco qualcuno che dia senso ai miei giorni; perché tu non ci sei più.
Che senso ha questa mia attrazione?
Mi pare, stando ferma qua, di accumular tristezza.
Mi pare, incrociando i suoi sguardi, di intravedere una vita nuova dietro l'angolo, appena oltre; una nuova considerazione, un nuovo modo di essere me stessa e di sentirmi. O forse è tutto frutto di quel bellissimo e maledetto momento in cui non fai altro che sentire le farfalle nella pancia e pensi che dureranno per sempre. Ma io aspiro a questo. Io ci credo, che questo sia possibile. Magari mi sbaglio, ma io cerco questo. Se questo non c'è più, posso anche passare oltre.
Io ora sono qui, a tratti soffro, a tratti cerco di recuperare e di avvicinarmi a te ma tu sei sempre distante. Mi accorgo che questa dinamica è logora, non può durare in eterno. Mi stai perdendo. Giorno dopo giorno. Io non vorrei perderti perché in fin dei conti non voglio proprio star da sola. Forse però dovrei farlo. Ma non voglio fare nessun passo. Io sto qua e aspetto, come spesso faccio per altre cose. Stavolta è diverso. Stavolta è una specie di esperimento; tuttavia non voglio farti soffrire.
Io voglio amare, è così difficile da capire? È possibile che quella spinta si esaurisca così presto? Amore è tutto, porta avanti e trascina con sé ogni cosa del mondo, in una felicità voluttuosa ma anche composta, ordinata, meravigliosa. Dov'è, tutto questo? Ti guardo da lontano e sento che quella cosa si è spenta; i tuoi sguardi non mi dicono niente; i tuoi gesti verso di me sono bruschi. Guardo lui e cerco di nuovo quello smarrimento; cerco il brivido, quella piacevole sofferenza agrodolce che tante volte è rimasta insoddisfatta ma che ha nondimeno mandato avanti molti dei miei giorni. Quel sentire dolce, quella voglia di sfiorarlo e di essere soli e tranquilli. Anche solo per una volta.
Piove, adesso. La notte è inquieta ed io anche. Ma sono lucida, perché ora le mie parole riescono a dire quasi con esattezza cosa voglio. Ma non per questo le cose sono più facili e meno dolorose. Sento bruciare quella sofferenza come la prima volta, come tutte le volte. Desidero quel coltello nel fianco.
E così adesso, in questa stanza con la luce spenta dovrei dormire. Chissà se nei miei sogni verrà a trovarmi.
Dio, come vorrei che in qualche modo fosse qui con me, ora. Senza dir niente a nessuno. Solo noi. Tutto daccapo come la prima volta. Aspetto solo un suo segno, per farmi capire che lo vuole anche lui e non sta solo scherzando. Aspetto solo un gesto.
Com'è possibile questo? Eppure di te sono ancora gelosa. Come cavolo è possibile questa compresenza di sentimenti e questo delirio? Eppure tutto ciò riesce a convivere perfettamente in me. Passo da un pensiero all'altro senza controllarne l'eventuale razionalità o logica, con una facilità che mi lascia piacevolmente sorpresa. Vi osservo da lontano e non mi scompongo. Penso a cosa succederebbe se all'improvviso sapeste cosa mi passa per la testa. Penso a cosa penseresti tu, se sapessi i miei pensieri. Immagino che soffriresti. Ma io cosa posso farci? Sento che lentamente mi sto allontanando, ma io non ho davvero fatto niente perché ciò accadesse. Tu sei lontano e non mi guardi, e ti ricordi di me quando è troppo tardi. Io non voglio soffrire e basta.
Io quella cosa la cerco ancora, io ci credo ancora, e se tu hai smesso di cercare non è affar mio.
La notte è lunga.
Mi ritrovo a farfugliare preghiere insensate.
La notte è lunga e piove ancora.
Aspetto solo un suo gesto.


Tuesday, March 2

pazzia: una storia d'amore


*** , dove sei?

Ora ricordo varie cose. Ora il foglio è bianco. La notte è sconosciuta.

Ricordo tante cose.

Sei stato la strada

sei stato felicità di un momento

piacevole sofferenza che mi ha fatto andare avanti

sei conoscenza

anche questo è conoscenza


Dove sei?

Sento lacrime che vorrebbero liberarsi

sento parole che vorrebbero un senso

sento musica

tu sei musica

Non c’è concetto

tu sei una lama affilata

sei ferita sempre aperta

Dove sei? La nebbia oggi ci nascondeva

ma io lo sento

sento che sei qui

il cielo è bianco

potremmo non essere qui, ora

avremmo potuto non vederci mai

questo giorno e tutti gli altri e tutti i prossimi – potevano essere diversi


Dove sei? Sto tremando e non so il perchè

la mia natura prende il sopravvento

sono in tutto, ora

sono nebbia, cielo e neve

ma non basta

non sono soddisfatta

non sono io

sei in ogni cosa che si muove

sei in ogni cosa immobile

gli abeti ora danzano piano

nebbia gelata sopra le nostre teste

ma io ti ho visto, coi capelli arruffati

Dove sei? Dove sarai?

Non so nemmeno chi sei

Ricordo la notte d’estate

i lampi di luglio

sensazione di un tutto che ricomincia

sensazione di un eterno ritorno a cose che pensavo dimenticate

qualcosa di già visto

ma non noioso

come musica che puoi stare ad ascoltare all’infinito

qualcosa che è in te

qualcosa che è in me

brucia come rami secchi

scoppietta come rametti giovani

Io potrei vivere solo di questo

Felicità di un momento

Coltellate senza scopo

Continuo stringere i denti

felicità che se ne va

euforia che torna

attimi senza senso che arrivano e corrono via


Dove sei ora? Io sono qui

a ridere di queste cose

a ridere della nostra ingenuità

e della nebbia e del cielo e della neve

come se non esistesse nient’altro

con lo sguardo perso

a guardare l’orizzonte verso cui vanno le cose da dimenticare

come quando andavamo sull’altalena

e il cielo era solo cielo

e l’erba era solo erba

e il sole e la neve e tutto era solo bello e nient’altro

Sei qui?

lo so che ci sei

domani niente nebbia

domani cielo blu

Ricordo i lampi lontani

rumore di tuoni

la notte è sconosciuta

ma tu sei stato la strada

sei stato felicità di un momento

anche questo è conoscenza

piacevole sofferenza che mi fa andare avanti


Sunday, April 26

i live among the creatures of the night

fuori dalla mia finestra è ancora chiaro. fuori dalla mia finestra il lampione si sta prendendo una lavata memorabile. lui e gli alberi con le foglioline verde chiaro ancora accartocciate. e i maggiolini che stavano uscendo fuori in questi giorni, ora saranno portati via dai ruscelli di acqua, a pancia in su, incapaci di muoversi, sfigati come sempre. ma oggi voglio essere meno rompipalle del solito, quindi ho messo su un po' di musica anni 80. quelle strane canzoni che sembrano contorcersi in suoni strani e ansiosi. dovevano aver paura di qualcosa. eppure è stato carino, nascere negli anni ottanta. crescere nei novanta. tutto aveva qualcosa in più. tutto era più vero. delle cose nuove, di quelle che sarebbero poi state definite rivoluzioni potevi vedere l'inizio, potevi ancora percorrere all'indietro la strada e rivedere ancora una volta da dove eravamo partiti. cosa eravamo. adesso i ragazzini, maledetti, pensano che la play3 sia la norma. pensano che sia saltata fuori così. non hanno visto niente, i bastardi. non sanno niente. non hanno neanche voglia, non gli interessa, vedere da dove veniamo. non sanno da dove vengono. questo è dannoso cazzo. non sanno niente di metroid che si appallottola e dei mostri fatti di pixel, i veri pixel quadrati, nè degli infiniti livelli di mario. non sono nostalgica. ma io la strada la voglio veder bene. voglio sapere da dove vengo. la so la strada. la so e basta, dannazione.

Friday, January 2

tortellini crudi a merenda

letteralmente.
non servono ulteriori spiegazioni.
avevo fame e non c'era nient'altro di carino in frigo.

per il resto tutto ok.
con tutto che di solito non mi piacciono i tortellini.

Friday, October 3

altri fantasmi



era nei miei jeans. era nei miei jeans dannazione e non so come cazzo ci è finito. era nei miei jeans e non so perchè mi è tornato in mano oggi.
oggi è veramente una giornata di merda.
era un po' che non capitava una giornata così.
come al solito, e come per tutte le ultime giornate di merda che ci sono state, la colpa è per il 99% mia; il restante 1% suppongo sia dettato dal caso.
nonostante tutti questi ragionamenti, è e resta uno schifo di giornata.
questo giorno non ha colpa. fuori le cose fanno il loro dovere, le nuvole scaricano pioggia, il vento le sposta, dei merli neri si avventano sulle bacche del cespuglio qua sotto, qualche foglia inizia a cadere.
il mondo non ha colpa di tutto questo. il mondo è fatto per girare e portarci con sè. il giorno fuori di qui è nitido e chiaro, segue la sua logica da milioni di anni, segue i suoi ritmi da molto prima che noi potessimo ragionarci su. questo giorno non ha colpa se io mi sento di merda o se trovo un biglietto nei jeans o se oggi è una giornata stupida, per me.
perchè io non sono un albero, o un sasso. non sono una dannata cosa fissa e ferma che non può far niente. io non sono una pianta, che se ne sta là fuori a prendersi le intemperie, non sono uno scoglio che si prende le onde del mare finchè non diventa liscio, levigato e finchè dopo millenni non ritorna sabbia.

io so di poter correr via.

questo giorno non ha colpa. fuori continue occhiate di sole non fanno che peggiorare la situazione.

Tuesday, September 16

Da qualche parte qualcuno sta sognando

C'era questo vitellino che dormiva, in una mattina fresca, ignaro di tutto e di tutti. Per lui il giorno non è ancora iniziato, chissà se sta sognando. E se sogna cosa potrà mai sognare? Erba erba erba, fili d'erba diversi, terra scura, notti di pioggia. Ma lui ora dorme, scosso ogni tanto da fremiti impercettibili, mentre tutt'intorno la giornata è appena nata e la terra comincia a scaldarsi. Sto a guardarlo, dorme come un bambino, ma cosa si ricorderà di questo giorno uguale agli altri? La sua vita è come il suo sonno, non c'è prima nè dopo, non ci sono ricordi nè nostalgia di una passata felicità. Si sveglierà, tra poco, e vivrà di attimi contingenti di cui non ricorderà nulla, vivrà nel tempo come una meteora impazzita, in una veglia che è come sonno, senza ricordi senza sogni, niente passato e niente futuro, una meravigliosa esistenza senza storia.
Io sono qui, mi alzo la mattina e vado a letto la sera, e mangio bevo parlo penso rido guardo le nuvole correre veloci, guardo tutto questo andarsene da qualche parte. Sento che c'è qualcos'altro da capire. Lo sai, lo sai che c'è sempre qualcosa che ti sfugge.



" O greggia mia che posi, oh te beata,

Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se' queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perché giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?
"

Wednesday, September 3

I am the resurrection and the life. Whoever believes in me, though he die, yet shall he live
and whoever lives and believes in me shall never die.

Sunday, May 18

Piove......




dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti [...]



Buonasera
......effettivamente è una fantastica sera in cui piove, di una domenica in cui non ha fatto altro che piovere e in cui io non ho fatto altro che scaricare musica con BitTorrent cercando molto faticosamente di organizzarla in playlist decenti per occupare un po' dei 60Giga del mio iPod. Non ho ancora capito perchè mai ho deciso di prenderlo così capiente. L'ho intasato con Filmati, film, tutta la musica che avevo su cd più tutta quella che scarico regolarmente e ho occupato solo quattro giga. Anche impegnandomi non ce la farò mai ad ascoltare 60 giga di musica.....e poi ci sono altre cose nella vita....
come le mie tendenze artistiche che finalmente si sono risvegliate per cui sono un po' di giorni che disegno personaggi deliranti col corpo allungato e un occhio solo che somigliano tanto a quei cosi orrendi e insensati di Silent Hill.....


Non spaventatevi è tutto ok, quella cosa lì sopra non uscirà dallo schermo.....
Bene. E' tempo di spegnere la macchina luminosa e andare a vedere South Park......se no perchè mai avrei messo il povero Kenny lì all'inizio??


E continua a piovere dannazione.....

Thursday, November 29

Un'altra sera in cui piove

un secondo fa è partito il videoregistratore per grey’s anatomy; ora giù suona il samovar dell’acqua DANNAZIONE DEVO SCENDERE........................
prima ha telefonato una tipa per delle statistiche. Così ho potuto ripassare un po’ la mia vita. Se stiamo in una casa singola o condominio. Quante macchine abbiamo. Eccetera eccetera. Quando ho risposto al telefono mi sono convinta che fosse un pazzo assassino appostato dietro alla porta che mi chiamava per dirmi che sarebbe entrato a farmi fuori. Anzi pensavo proprio che dovesse essere una voce femminile e cattiva. Infatti quella del sondaggio era una tipa, e aveva anche un accento straniero. Da come lo dicono nei telegiornali, l’accento straniero è sempre un brutto segno. Comunque nessuno voleva uccidermi, almeno non stasera. Adesso il rumore della ventola del computer comincia a rompere. È sempre più forte dannazione, sempre più forte......